Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2, 16)

Abbiamo terminato ieri, giorno dell’Epifania del Signore, il ritiro vocazionale svoltosi dal 3 al 6 gennaio 2026. Un buon inizio del nuovo anno quello di mettersi in ascolto della Voce di Dio: quella Parola che conduce, che illumina il cammino, che chiama a vita nuova.

Quale gioia scorgere nel cuore delle giovani che hanno partecipato al ritiro vocazionale, il desiderio profondo di voler fare della loro vita qualcosa di grande, consapevoli della necessità di fare silenzio per poter conoscere la vocazione unica e irripetibile che fin dal principio il Padre ha pensato per ciascuna.

Dio è l’Amore della nostra anima, e talvolta questo amore richiede di essere rinnovato: bisogna lasciare che lo Spirito soffi sulla brace perché il fuoco non si spenga. Per questo spesso Dio ci conduce nei deserti spirituali: per tornare all’origine, tornare al nostro primo amore, per tornare da nostro Padre e così riscoprirci veramente figli chiamati ad una vocazione santa, pensata per noi fin dal principio.

I ritiri spirituali ci conducono come in un deserto, perché lì si sperimenta l’assoluto bisogno di Dio; nel silenzio e nella preghiera che caratterizzano questi giorni lontano dal frastuono, si aprono squarci di vita eterna. Alla luce di Gesù, e insieme alla comunità che Dio ci dona, torniamo alla verità di noi stessi: vogliamo ascoltare la Voce di Dio perché comprendiamo che “Dal seguire bene la nostra vocazione dipende la nostra felicità terrena ed eterna” (Gianna Beretta Molla).

Per questi giorni di ritiro ci siamo appoggiate alla “Casa Regina Montis Regalis” antico Monastero cistercense ora divenuto struttura ricettiva a Vicoforte (Cn), adiacente al santuario mariano caratteristico. Dopo aver fatto conoscenza con le ragazze partecipanti, Diego Manetti – il nostro responsabile – che ci ha accompagnato offrendoci preziosi momenti di catechesi, ci ha donato una prima meditazione sul tema, traendo spunto da alcune citazioni bibliche che potessero guidarci nella scoperta dell’amore di Dio, prima tra esse quella tratta dal Salmo 138 “Mi hai fatto come un prodigio” e a seguire Isaia 43: “Ti ho chiamato per nome, tu mi appartieni”.

Abbiamo fatto quindi memoria che Dio, chiamandoci all’esistenza e intessendoci nel seno di nostra madre, è il Solo che conosce a fondo il nostro cuore, ed è lì, nella “celletta interiore” – come la chiamava santa Caterina da Siena – che è stata scritta la nostra vocazione.

Al termine della meditazione, dopo aver raggiunto la cappella interna alla struttura, noi Sorelline abbiamo animato la preghiera del Vespro e del Santo Rosario, rendendo così partecipi le ragazze presenti al ritiro della preghiera che quotidianamente scandisce le giornate della vita comunitaria.

La cena poi, come sappiamo, è sempre un ottimo momento non solo per rilassarsi e nutrire anche il corpo, ma anche per conoscersi più a fondo.

Prima di ritirarci abbiamo voluto concludere la giornata davanti a Gesù Eucaristico, animando un’ora di Adorazione davanti al Santissimo Sacramento, cuore del nostro carisma. Si sa che alla sera si ha più bisogno di stare con Lui, i pensieri accumulati nella giornata ci fanno dire al Maestro “resta con noi, perché si fa sera” (Lc 24, 29). Il silenzio, la lettura delle Parole meditate lungo la giornata e i canti di Adorazione ci hanno permesso di vivere un momento intimo con il Signore, presentadoGli la nostra vita e le domande più profonde emerse durante questo primo giorno di ritiro.

Abbiamo cominciato la seconda giornata condividendo la preghiera che noi Sorelline facciamo quotidianamente alla mattina (Ufficio – Lodi – Santo Rosario), mentre dopo la Messa abbiamo portato le ragazze nella piccola casa comunitaria in cui attualmente siamo ospiti in maniera provvisoria.
Diego ci ha proposto una seconda meditazione per ricordare le tre vocazioni a cui siamo chiamati: la prima coinvolge ciascuno di noi e nasce con noi: la chiamata alla santità. La terza emerge nel quotidiano: la vocazione a svolgere bene nel momento presente ciò che ci sta chiedendo il Signore; mentre la seconda – pensata prima di ogni tempo – viene svelata nel tempo: questa è la vocazione al matrimonio o alla vita consacrata, e non è che un mezzo per realizzare la prima.

Abbiamo lavorato singolarmente sull’attività propostaci, consistente nel riflettere su quegli episodi della vita in cui ci è parso di intuire se il nostro cuore fosse fatto per amare in maniera indivisa (vita consacrata) oppure no (vita matrimoniale) facendo poi una sintesi di quanto emerso. Siamo poi rientrati alla struttura di Vicoforte, dove un caro amico sacerdote si è reso disponibile per poterci accostare al Sacramento della Riconciliazione: un momento di grande grazia per tutti.

Dopo cena è stato il momento delle testimonianze di vita di noi Sorelline: abbiamo voluto condividere con le ragazze ciò che il Signore ha fatto con noi e per noi, facendo grata memoria a Dio per il Suo amore e la sua fedeltà, suscitando altresì in questi anni la realtà vocazionale a cui apparteniamo, che è sorta a Fatima il 10 ottobre del 2020.

Nella notte tra la domenica e il lunedì ci siamo date appuntamento in cappella alle ore 2:45 per poter vivere insieme un momento di preghiera di intercessione. In comunità, infatti, abbiamo molto a cuore la preghiera notturna, sperimentandone quotidianamente l’efficacia e la bellezza. Così, anche le ragazze presenti al ritiro hanno partecipato con gioia, unendosi alla preghiera di intercessione in particolare per i sacerdoti in difficoltà, per le anime del purgatorio, per i giovani che muoiono in quella stessa notte affinché non si trovino in condizione di peccato mortale, e per le anime più tribolate e vessate dal Demonio perché siano liberate e sostenute nella buona battaglia.

Alcuni appunti biografici di san Charles de Foucauld hanno ispirato le meditazioni del terzo giorno: la terza catechesi presentataci da Diego questa volta verteva sui sei criteri di discernimento vocazionale: 1) Rinunciare alla pretesa di chiarezza e univocità dei segni della volontà di Dio, 2) Avere il desiderio di fare sempre e anzitutto la volontà di Dio, 3) Farsi plasmare dalla Parola di Dio 4) Mettere da parte il volere dell’io per preferire la volontà di Dio, 5) La conoscenza di sé, 6) L’attenzione al contesto/circostante/luogo in cui ci si trova.

Quando lo Spirito Santo parla non è subito tutto chiaro, ma mostra una direzione donandoci segni discreti che chiamano in gioco la responsabilità personale, sempre salvaguardando la nostra libertà.

È così che alcune tra noi Sorelline hanno voluto condividere – in un ulteriore momento dedicato alle testimonianze personali – come Dio con la sua “luce gentile” ha finora guidato provvidenzialmente il cammino di vita di ciascuna, nell’umiltà propria di Dio che è quella di parlare la lingua che ciascuno capisce, proprio come una mamma di molti figli che, pur nutrendo il medesimo amore per ciascuno di essi, tuttavia sa di doversi approcciare a ciascuno in modo unico e irripetibile.

È proprio sulla libertà – e sulla verità che rende liberi – che Diego Manetti ci ha fatto riflettere nel quarto momento di catechesi. Cosa significa essere liberi? Non fare quello che si vuole, questi infatti è solo il libero arbitrio, ma non libertà autentica. La libertà non è fare quello che si vuole, ma fare quello che si deve. E la volontà è legata strettamente alla libertà, e quindi alla capacità di amare.

Quanto è urgente in noi giovani questa educazione all’ amore, alla riscoperta di quella libertà autentica che ci dona Gesù, perché – ci ricorda Diego – per essere liberi, occorre entrare in rapporto con la Verità, con Colui che disse: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6).
Abbiamo quindi voluto condividere in gruppo quale verità il Signore ha fatto emergere su di noi in questi giorni di ritiro, ascoltando le arricchenti condivisioni delle giovani ragazze con cui in questi giorni abbiamo condiviso tanto, soprattutto la bellezza di riscoprire l’amore originario di Dio, volendo camminare verso il pieno compimento della volontà di Dio su di noi.

La sera prima di concludere il ritiro abbiamo guardato insieme il docufilm sulla vita della giovane suora irlandese sr. Clare Crockett, appartenente al “Focolare della Madre” e morta in concetto di santità a causa di un terremoto avvenuto nel 2016 in Ecuador.
La testimonianza di questa vita pienamente realizzata, perché donata e consumata completamente dall’amore di Cristo e per Cristo, ha concluso questi giorni intensi di ritiro accendendo il desiderio di non più “vivacchiare, ma vivere” (come disse san Pier Giorgio Frassati), volendo far di tutto per rispondere alla prima chiamata: quella alla santità.

Sì, con la grazia di Dio vogliamo divenire santi, e per questo occorre – come diceva sr Clare – che Gesù sia sempre il nostro centro e il nostro fine. Dobbiamo essere santi!

Diceva sr Clare: “quello che mi preoccupa è di morire senza aiutare, senza servire, senza amare, senza regalare tutto di me a Dio”!
Ringraziamo il Signore per questi giorni di ritiro, affidando alla vostra preghiera le vocazioni di tutti i giovani, perché possano rispondere con amore e generosità alla vocazione pensata per loro!