Mt 28, 16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Il momento dell’Ascensione al Cielo di Gesù – che contempliamo abitualmente nel secondo mistero glorioso del Santo Rosario – è legato al cosiddetto “mandato missionario”, cioè all’invito/comando che il Signore rivolge ai Suoi affinché annuncino a tutti il Vangelo, battezzando quanti accetteranno di credere in Gesù Cristo Figlio di Dio e Salvatore del mondo per ottenere la salvezza eterna (cfr. anche Mc 16, 15-20). Un compito non semplice, se pensiamo che i Dodici non avevano ancora evangelizzato se non nei dintorni delle loro terre natie. A questo si aggiungeva il distacco dal Signore che, dopo 40 giorni dalla Sua Resurrezione, saliva al Cielo. Eppure – come ha magistralmente evidenziato Joseph Ratzinger (1927-1922) nel suo Gesù di Nazareth – dopo questo distacco non è la tristezza a invadere il cuore degli apostoli, bensì la gioia, unitamente a un profondo entusiasmo nel cominciare la missione evangelizzatrice loro affidata. Perché questo cambiamento così profondo, quando il distacco della morte in croce aveva invece segnato un momento drammatico nella loro vita di credenti? Perché il Risorto aveva mostrato loro di essere Dio e Signore, capace di vincere la morte, il peccato e il Maligno proprio attraverso la morte di croce. Dinanzi a una simile potenza di Vita, non potevano più temere nulla, ma sempre avrebbero sentito Gesù vivo e presente accanto a loro, pronto a sostenerli in ogni prova e difficoltà.
E tu? Quale forza trai, nell’affrontare le sfide del quotidiano, dalla tua fede in Cristo Risorto?
