Cari amici, il 12 giugno scorso è stata una giornata importante per noi Sorelline: Maria e Maria, infatti, si sono laureate presso l’università pontificia della Santa Croce a Roma, prendendo il Baccalaureato in Scienze Religiose. Loro stesse vi racconteranno il loro percorso!
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Dopo la laurea di Sara ad aprile è arrivato il nostro turno! E siamo molto contente di aver raggiunto questo traguardo accompagnate nella preghiera da ciascuno di voi. Aver potuto studiare questi tre anni e approfondire la fede è un dono di cui siamo grate. La formazione, come ben sapete, costituisce uno dei quattro pilastri dell’esperienza SCEG, il terzo per essere precisi: noi Sorelline ci teniamo a curare con serietà e impegno la nostra formazione teologica e spirituale. Oltre a incontri e corsi di aggiornamento, interni ed esterni, rivolti a quante vivono in comunità, tre anni fa abbiamo dunque deciso di intraprendere anche gli studi di Scienze Religiose, un cammino di crescita nel conoscere e approfondire ciò che riguarda tutti noi da vicino: la fede e le cose che riguardano la nostra fede. Io e Maria vogliamo quindi condividere con voi la nostra esperienza e alcune riflessioni sulla nostra tesi!
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TESTIMONIANZA DI MARIA VERNICA

“L’identificazione con Cristo come risposta al dilemma morale dell’uomo”: questo è il titolo scelto per la tesi di laurea che va a concludere il mio percorso di studi presso la Pontificia Università della Santa Croce.
Il motivo che mi ha spinto a scegliere questo titolo è anzitutto personale. Parto dunque, dal fatto che la Teologia Morale è la materia che più mi ha appassionata e che mi ha fatto comprendere come ogni questione, comprese quelle etiche o morali, abbiano una risposta.
Il Signore Gesù in Gv 14, 6 dice: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al padre se non per mezzo di me”. Questa Parola mi ha portata a guardare con occhi diversi la realtà, la società e la cultura che ci circonda. Per questo motivo sono voluta partire dal dilemma morale, ovvero da una questione profonda che va a interrogare il cuore dell’uomo. L’uomo infatti, da solo non è neppure capace di stabilire ciò che è bene da ciò che è male: questo è possibile solo alla luce di Cristo, che si è rivelato all’uomo stesso ed “è venuto ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).Un misto di stupore e gratitudine mi ha portata a scegliere il titolo della tesi di laurea triennale: stupore per la bellezza di quello che ho potuto vivere e gratitudine per quello che mi è accaduto di vivere. Questo perché Chi mi ha donato tutto questo lo ha fatto per quell’amore gratuito che va avvolgendo la mia vita da sempre. La grazia di camminare in comunità, alla presenza di Cristo presente nel Sacramento dell’Eucarestia, unita in comunione con le altre Sorelline e Diego, mi ha fatto rileggere la mia esperienza passata.
Quando mi trovavo adolescente durante le scuole superiori alle prese con le prime domande su cosa è bene e cosa è male – soprattutto di fronte a tutte quelle domande etiche o morali che ancora oggi riempiono gli ambienti scolatici di dibattiti e alle quali a volte nemmeno gli insegnati sanno dare una risposta – non avevo con cosa confrontarmi. Non bastava più il Catechismo che avevo imparato quando ero bambina, perché la realtà premeva con delle questioni più urgenti, più profonde e più complesse. Intorno a me avevo soltanto coetanei confusi e smarriti. Questa situazione che ho riconosciuto come appartenente alla vita di allora, è stata interpretata e rivista alla luce di quello che vivo oggi.
Ecco perché c’è gratitudine in me, perché ho ricevuto formazione, strumenti e opportunità. Ma c’è anche un motivo che definirei “sociologico”: oggi i giovani sono portati a rispondere in modo casuale, anarchico, spontaneo, creativo, perché c’è un sistema morale che teorizza quell’opzione che Benedetto XVI aveva intuito essere una nuova forma di dittatura ideologica, ovvero il relativismo. Se tutto è relativo non c’è più un punto fisso, una legge, una norma, una legge naturale che vada aldilà della possibilità di lasciare l’individuo prigioniero delle sue voglie e dei suoi istinti.
Mi sono allora chiesta come poter rispondere a questa domanda: cosa è bene e cosa è male? Si tratta anzitutto di una domanda che va oltre il proprio io ed esprime la capacità dell’uomo di superare il proprio individualismo e di ancorarsi a una risposta di verità che è insita nel suo cuore. Infatti, se mi chiedo che cosa è veramente bene e meglio per me e che cosa mi rende veramente felice, allora sto prendendo sul serio la mia natura umana, la mia esigenza di felicità.
Per fare ciò bisogna quindi partire dal basso, dalla domanda di felicità, perché questo è l’unico modo che penso possa essere valido per parlare ai ragazzi oggi. Nel primo passo ho compreso quindi che il dilemma morale dell’uomo configura anzitutto la grande domanda sul bene e sul male, mentre il secondo riguarda invece quello che vedevo nella mia esperienza di allora e che ho concretizzato nel mio cammino di oggi.
La risposta che ho tratto dalle seguenti considerazioni è che Cristo si è chinato sull’uomo e offre all’ uomo, desideroso di sapere come essere felice, quello che è il suo vero bene, assieme al modo per uscire dal peccato e ricominciare una vita nella grazia. Cosa avrebbe fatto Gesù al posto mio? Questa è la domanda che dovremmo porci prima di ogni azione. Ed è proprio questo che consente di superare anche quell’impasse legato al peccato come impossibilità di adeguarsi all’orizzonte alto dell’ideale morale che ci si prefigge. Ciò passa attraverso l’accoglienza della grazia che il Signore ci offre, grazia che si accoglie percorrendo quel cammino di santità di cui lo stesso Cristo è modello.
Ecco perché è solo conformandosi a Cristo che si può dare risposta a quello che è il dilemma morale dell’uomo, in quanto il problema morale prima di essere una domanda sulle regole da osservare è una domanda di pienezza e di significato per la vita.
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TESTIMONIANZA DI MARIA BIGAZZI

Anche io vorrei raccontarvi in breve il tema della mia tesi, argomento di teologia morale che verte in particolare sull’ambito della bioetica. Il titolo “Embrione: statuto ontologico e dignità della persona”, fa già comprendere il cuore del testo, ovvero l’embrione umano.
Si tratta di un tema – quello della difesa della Vita – a me particolarmente caro, per il quale desidero adoperarmi e per il quale già da tempo mi sto impegnando. Per questo motivo ho voluto dedicare il mio lavoro a tutti quei bimbi che vengono privati della vita, dono di Dio Padre e diritto di ogni essere umano.Vediamo infatti come oggi si assista ad un vero e proprio attacco alla dignità della persona. Ciò dipende dal fatto che l’individuo umano non viene più riconosciuto come persona, per cui diventa vulnerabile e destinatario di ingiustizie, a partire da pratiche omicide come l’aborto e altre manipolazioni della vita.
Facendo ricerca su questo tema si comprende come una questione che fin dai tempi antichi interroga la coscienza dell’uomo è proprio quella che riguarda l’origine della vita umana e di conseguenza i vari aspetti che ne derivano.
Da ciò consegue tutta la riflessione circa la dignità della persona, il significato della qualità della vita, e soprattutto la risposta al grande quesito su cui ancora oggi si confronta la società attuale: l’embrione è da considerarsi persona?
Per poter dare una risposta a tale quesito è necessario anzitutto cominciare ad approfondire la questione biologica dell’embrione umano, ovvero l’individualità del gamete, dello zigote e l’autonomia del suo sviluppo, andando ad affrontare inoltre il momento del concepimento. E questo è il tema che ho voluto affrontare nel capitolo primo della mia tesi. A ciò si collega il discorso morale sull’embrione e quello spirituale sul momento dell’infusione dell’anima.
Soprattutto, ad avere un ruolo centrale nel discorso affrontato è lo statuto ontologico dell’embrione umano e cioè la sua essenza, identità che viene approfondita proprio nell’individuazione e comprensione dell’embrione umano in quanto individuo e in quanto persona, dove parlare di persona equivale a parlare di un essere individuale della specie umana, poiché un’individualità si caratterizza per i caratteri della unicità e indivisibilità. Il capitolo due costituisce quindi il cuore del mio lavoro.
Ed è affrontando questo tema che appare poi doveroso trattare quelle che costituiscono alcune questioni di bioetica applicata, nello specifico l’aborto e la fecondazione umana assistita in corrispondenza con quanto analizzato nei capitoli precedenti.
In conclusione, ciò che appare fondamentale riconoscere è la dignità della persona dal primo istante della vita – dal momento del concepimento – fino alla sua fine naturale. Ed è partendo da questa realtà che si deve arrivare a un progressivo cambiamento sociale, in ambito culturale, politico e legislativo.
L’invito allora è quello di fare ciascuno la nostra parte e riportare a galla la cultura della vita che deve sovrastare e sconfiggere la cultura della morte.

