In questo periodo noi Sorelline del Cuore Eucaristico di Gesù stiamo trascorrendo un tempo di ritiro, preghiera, studio e apostolato nella terra della Regina della Pace. Giunti a Medjugorje lo scorso 8 luglio, ci tratterremo qui fino al termine del Festival dei Giovani, in programma dal 3 all’8 agosto pp.vv.

In queste settimane stiamo partecipando in maniera “ordinaria” alla vita di Medjugorje: dalle ore 6.40 del mattino, preghiera comunitaria delle Lodi nella cappellina interna alla casa che ci ospita, collocata nei pressi del Krizevac (monte della Croce); quindi ci spostiamo in pulmino nei pressi della parrocchia, pregando il Santo Rosario, e prendiamo parte alla celebrazione Eucaristica delle 7.30 – un momento molto edificante perché assai partecipato dai parrocchiani e dagli abitanti del posto.

Rientrati a casa, dopo la colazione, un certo tempo – una mezz’ora almeno – è dedicato alla lectio divina, per poi metterci a studiare in vista degli esami che ci attendono presso la Pontificia Università “Santa Croce” a Roma, nell’ultima settimana di agosto. Dopo Ora Sesta e Ufficio delle Letture, alle ore 12.45 ci raccogliamo attorno alla mensa, per consumare il pranzo cucinato dalle Sorelline che sono di turno in cucina: al momento siamo in sei ragazze – 4 Sorelline della Comunità di Vita, una della Comunità di Alleanza e una giovane che sta vivendo un periodo di conoscenza della realtà SCEG qui con noi a Medjugorje – per cui non mancano alternative, manodopera e creatività per sbrigare le diverse faccende domestiche! Dopo il tempo di silenzio e riposo, si prega la Coroncina della Divina Misericordia (alle ore 15) e successivamente ci si dedica ai laboratori (rosari fatti a mano) o all’accoglienza, fino alla preghiera della sera: alle 18, infatti, preghiamo i Vespri e il Santo Rosario. Dopo la cena – che si svolge intorno alle 20/20.30, a seconda dei diversi appuntamenti di preghiera organizzati dalla parrocchia di San Giacomo – la giornata si conclude in cappella con la Compieta intorno alle 22.00.

Oltre a questa routine di preghiera e vita comunitaria – comunque intensa e ricca di stimoli – abbiamo avuto l’opportunità di visitare alcuni dei luoghi circostanti Medjugorje, per meglio conoscere questa terra che ci ospita. Domenica 27 luglio u.s., in particolare, nel pomeriggio ci siamo recati a Mostar proprio con l’intenzione di poter avere almeno un “assaggio” di questa cittadina che è posta a una trentina di chilometri da Medjugorje.

Questa località – che oggi conta poco più di 100.000 abitanti – è divenuta famosa in tutto il mondo per le immagini dello Stari Most – in croato: “il vecchio ponte”, costruito dagli Ottomani nel XVI secolo per unire le due parti della città separate dal fiume Narenta – danneggiato dai bombardamenti dei Serbi nel 1992 e poi ripetutamente colpito durante la guerra di Bosnia (1993-1995) fino alla sua distruzione (9 novembre 1993).

Terminata la guerra, si è intrapresa l’opera di ricostruzione, sotto l’egida dell’UNESCO, con costi di circa 12 milioni di euro coperti da aiuti internazionali, fino alla riapertura ufficiale il 22 luglio 2004, con celebrazioni che ne hanno fatto il simbolo di riconciliazione tra le comunità cristiana e islamica dopo gli orrori della guerra.

Dopo aver effettuato un rapido ed essenziale tour della città vecchia – e del succitato ponte – abbiamo scelto di recarci presso il convento francescano della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, a poche centinaia di metri dal centro. Il contrasto è parso evidente: la Bosnia, infatti, è oggi un Paese a maggioranza islamica – 51% contro il 46% dei cristiani, di cui appena il 15% cattolici – per cui, lasciando un centro storico dove predominano i segni della presenza ottomana – che ha dominato queste terre dal 1474 al 1878, allorché sono subentrati gli Austro-Ungarici – ci siamo immersi nuovamente nell’atmosfera cattolica, pregando il santo rosario e partecipando alla celebrazione eucaristica con i frati del posto.

Di grande conforto è stato il notare la massiccia presenza di giovani famiglie che, prima dell’inizio della funzione, già occupavano tutti i banchi della grande chiesa. Non abbiamo dimenticato di pregare per i cattolici presenti in Bosnia e per tutti i cattolici del mondo che sono in aree di minoranza cristiana, dove l’espressione e la pratica della propria fede non sono sempre così semplici, incappando in chiusure di regime o vere e proprie persecuzioni religiose.

Rientrando verso casa, abbiamo pensato che davvero la Madonna aveva ragione quando, al principio delle apparizioni, disse che Medjugorje è come un’oasi nel deserto poiché, rientrando nel piccolo villaggio della Bosnia ormai famoso in tutto il mondo, appena intravista la sagoma della parrocchia segnata dai due caratteristici campanili, ci siamo come risentiti “a casa”!

Grazie, o cara Regina della Pace, per questa visita a Mostar, che ci ha consentito di apprezzare ancor più il dono della nostra fede cattolica e della tua presenza a Medjugorje da oltre 44 anni, stimolandoci ancor più a pregare per il compiersi dei tuoi piani di pace nel mondo.