Lc 18, 9-14
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Questa famosissima parabola mette in evidenza la caratteristica essenziale del pentimento: essere un modo del cuore, una vicenda dello spirito, un atteggiamento tutto interiore. Perché il fariseo – quindi un credente e praticante, esperto osservante della Legge – non torna a casa “giustificato”, cioè perdonato? Non solo perché si presume giusto – quando invece la stessa Scrittura insegna che persino “il giusto cade sette volte” (Pr 24, 16) – bensì perché tutta la sua pietà consiste in atti esteriori, come egli stesso confessa, ammettendo: “Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Digiunare e pagare le decime – cioè fare elemosine in proporzione al proprio guadagno – consistono in atti esteriori, che si potrebbero compiere senza “impegnare” in nulla il proprio cuore. Invece, il reale pentimento dell’anima consiste nell’atteggiamento di profonda contrizione interiore che apre le porte del cuore ad accogliere la Divina Misericordia. Ecco perché il pubblicano – che non osa neppure alzare lo sguardo a Dio e si riconosce vero peccatore – torna a casa “giustificato”, cioè perdonato: perché ha capito che accogliere la salvezza e la redenzione, riconciliandosi col Signore, è tutta “questione di cuore”. Gli atti esteriori possono anche ingannare il nostro prossimo, e perfino noi stessi, ma non Dio Padre che, invece, non guarda all’apparenza bensì scruta in profondo il cuore dell’uomo. E tu? Ti accade di presumerti giusto e giudicare senza misericordia il tuo prossimo, vestendo i panni del fariseo al tempio?