La Settimana Santa – alla quale siamo introdotti dalla Domenica “delle Palme”, nella quale si legge il testo evangelico più lungo dell’intero anno liturgico, ovvero la Passione del Signore, per prepararci ai Triduo Santo immergendoci nei fatti che hanno scandito il compiersi della nostra redenzione – si apre con un brano particolare, tratto dal Vangelo di Giovanni, ovvero la cena organizzata dai tre amici più famosi di Gesù, cioè Marta, Maria e Lazzaro:

Gv 12, 1 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2 E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3 Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. 4 Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: 5 «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». 6 Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 7 Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. 8 I poveri, infatti, li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
9 Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. 10 I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, 11 perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Credo che questo testo sia un’ottima introduzione al mistero e al dramma della Pasqua del Signore, ma altresì una illuminante chiave di lettura per le odierne vicende, segnate da crescenti venti di guerra che hanno portato, in Terra Santa, a tensioni senza precedenti, giungendo perfino a vietare al Patriarca cattolico di Gerusalemme, il Card. Pierbattista Pizzaballa, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, di accedere al Santo Sepolcro in questa Domenica delle Palme per celebrare la Santa Messa. Aldilà dei contorni politici e diplomatici della vicenda – per cui Israele si è giustificata con motivi di sicurezza, salvo poi dichiarare la volontà di trovare una soluzione per rispettare il diritto cristiano alla preghiera in quei luoghi santi – resta evidente come questo episodio sia un attacco diretto alla fede cristiana, un tentativo di impedire che venga reso onore a Gesù come a Lui è dovuto. Oggi, come duemila anni fa.

Se infatti andiamo a leggere l’episodio evangelico riportato da Giovanni, notiamo come il contesto amichevole e cordiale della cena sia immediatamente solennizzato da un gesto di profonda devozione da parte di Maria – la Maddalena, colei che Gesù aveva liberato da sette demoni (cfr. Lc 8,2) – ovvero ungere con preziosissimo olio di nardo i piedi di Gesù, asciugandoli poi con i suoi capelli. Dinanzi a un simile gesto – degno dell’adorazione dovuta al Signore, e non semplice omaggio nei confronti di un amico – immediatamente si levano le proteste di Giuda – che poi avrebbe tradito il Maestro, vendendolo per 30 denari – in quanto con un simile atto si sta compiendo un vero e proprio spreco in quanto si sarebbero potuto ricavare 300 denari da quel preziosissimo nardo, per darli ai poveri. Non ci sono dubbi sulle diverse intenzioni di Giuda, come ben esplicita lo stesso evangelista. Ma quello che più colpisce è come, dinanzi a un simile oltraggio a Gesù stesso – del quale Giuda, ormai, non riconosce più la divinità, tanto che poi penserà di aver tradito “sangue innocente” (Mt 27,4), ovvero un semplice uomo, e andrà a impiccarsi, poiché soltanto Dio avrebbe potuto perdonare un peccato grave come quello da lui commesso – la reazione del Maestro non sia tanto un’accusa all’Iscariota quanto un sottolineare il valore religioso e profetico del gesto della Maddalena. Questo, dunque, un primo assalto del Male.
Il secondo, poco dopo. Appena, infatti, gli avversari di Gesù si rendono conto che la testimonianza del redivivo Lazzaro contribuisce ad accrescere il numero dei seguaci del Signore, ecco che deliberano di uccidere Lazzaro stesso (cfr. Gv 12, 10-11). Il che, in sé, è segno della capacità dell’odio di ottundere la mente, di accecare la ragione umana. Infatti, non sarebbe più ragionevole, quand’anche fosse il nostro peggior nemico a resuscitare un morto, cercare la riconciliazione per avere qualche speranza di essere ascoltati nel chiedere, ad esempio, di resuscitare anche i propri cari defunti? Cioè, dinanzi a Lazzaro resuscitato, non sarebbe più ragionevole cercare di ingraziarsi il Signore affinché un simile miracolo possa accadere anche per sé? Invece… invece i sommi sacerdoti decidono di uccidere Lazzaro perché, anzitutto, vogliono colpire Gesù. Uno scatenamento diabolico che, in un crescendo di odio, non esiterà ad arrivare a condannare alla morte per crocifissione il Figlio di Dio. Una morte che, sì, diverrà caparra di resurrezione e momento decisivo della nostra redenzione ma, al tempo stesso, resta sempre un evento drammatico e un peccato gravissimo.

Ora, alla luce degli eventi degli ultimi giorni – e di quelli, ancor più gravi e drammatici che segneranno il tempo della prova della fede, scandito dai dieci segreti di Medjugorje e preludio del trionfo del Cuore Immacolato di Maria – credo che rileggere la succitata pagina evangelica ci doni speranza. Anzitutto perché mostra come, con lo sguardo di Gesù, sia sempre possibile rinvenire dei germi di bene da valorizzare anche quando sembra che tutto vada male. Poi, perché dal male che sembra trionfare sulla scena del mondo, Dio riesce sempre e comunque a trarre del bene, anzi: un bene maggiore. Poiché “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28).
Con questa tenace speranza nel cuore, apprestiamoci dunque a celebrare la Pasqua di Resurrezione del Signore, sapendo che il Male non ha mai l’ultima parola e che Gesù, il Signore, ha già vinto, con la Sua morte in croce, proprio il Maligno, il peccato e la morte. Si tratta soltanto di scegliere di stare dalla “parte giusta” per poter, con Lui, partecipare di questa vittoria che spalanca le porte del Paradiso e della resurrezione eterna.