Era il mese di gennaio del 2023 quando per la prima volta mi trovai seduta in un’aula dell’Università pontificia della Santa Croce in Roma. Varcando la soglia di quel palazzo storico di Sant’Apollinare situato nel centro storico di Roma, mi resi conto del dono che stavo per ricevere: quello di poter approfondire le conoscenze teologiche frequentando il corso di Scienze Religiose, che al termine del percorso mi avrebbe portato a conseguire il titolo di Baccalaureato. Ma molto più del titolo accademico, ad attirarmi fu anzitutto un’esigenza: quella di voler conoscere di più Gesù. Conoscere Dio per comprendere quanto mi ama, e a mia volta amarlo di più. Il preziosissimo “latte spirituale” donatomi da quanti si sono fatti per me annuncio del Vangelo, doveva ora maturare in “cibo solido” (cfr. Eb 5, 14), penetrando attraverso la preghiera e lo studio la conoscenza di Dio. Così cominciai a sentire rivolta a me la chiamata ad amarlo non solo con tutto il cuore, ma anche con tutta la mia mente (cfr. Mt 22, 39) ovvero impiegando nel rapporto con Lui anche quelle facoltà intellettuali che Lui stesso mi ha donato, per inabissarmi – anche attraverso l’impegno dello studio – nel mistero del suo amore infinito.
A chi devo il sorgere di questo desiderio? In primis a Diego Manetti, responsabile della nostra comunità di discernimento vocazionale (Sorelline del Cuore Eucaristico di Gesù) – che ormai da sei anni ci accompagna in questo cammino – trasmettendomi con il suo zelo l’amore per Dio attraverso la preghiera personale e comunitaria, unita a una buona conoscenza teologica, affinché il “sentire” emozionale e passeggero, sospinto da una sete più profonda di verità, lasci spazio ad un’esperienza solidamente fondata che coinvolge l’intera persona, impiegando quei mezzi che già Giovanni Paolo II indicò come due ali per elevarsi alla contemplazione della Verità: la fede e la ragione (cfr. Giovanni Paolo II, Enc. Fides et Ratio ,14 settembre 1998). Poiché grazie a Diego la formazione accompagna e favorisce il discernimento vocazionale di noi ragazze appartenenti alla comunità di vita, il nostro Statuto prevede oltre i tre pilastri della preghiera, della condivisione della vita comunitaria e dell’accoglienza, anche un quarto: la formazione teologica e spirituale.
Questo meraviglioso cammino di formazione – che anche grazie al sostegno della mia famiglia ho potuto intraprendere – è stato arricchito dalla bellezza di poterlo condividere con le mie “Sorelline”. Le mattine trascorse nella nostra aula studio tutte insieme, il confronto su alcuni temi più “ostici”, i ripassi prima degli esami, insieme al sostegno reciproco e alla gioia condivisa dopo aver superato gli esami. Tutto questo mi fa pensare: quanto è buono Dio con me per avermi donato tutto questo! Quanto è stato bello poi – dopo aver dedicato il tempo della mattina allo studio – andare in cappella alle 12 a pregare l’ora Sesta, alla presenza del Santissimo Sacramento, così che dopo aver letto tanto su Gesù, finalmente poter stare con Lui, consapevole che per quanto si possa conoscere di Lui, questo non sarebbe mai abbastanza, e che è Lui stesso il dolce Maestro interiore che nella preghiera imprime profondamente nel cuore le cose più importanti.
Ma veniamo al giorno della mia laurea…lo scorso 24 aprile sono giunta alla conclusione del percorso di studi durato tre anni. L’esame finale per il conseguimento del “Baccalaureato” ha previsto la redazione di una tesi su un tema specifico precedentemente concordato con il relatore, insieme ad un esame orale pubblico alla presenza di una commissione composta dal relatore e altri due docenti. I mesi precedenti ho così individuato il tema che più mi sarebbe piaciuto affrontare: nell’ambito dell’escatologia – materia che mi interessa particolarmente in quanto rimandando al nostro destino ultimo, consente di vivere nell’attesa di quella eternità beata con Dio, dirigendo in vista di ciò il cammino terreno nelle sue pieghe più ordinarie – ho scelto di approfondire il purgatorio nel suo peculiare aspetto ossimorico, ovvero presentandone l’aspetto di gioia e di dolore che interessa le anime nella condizione di dover essere ancora purificate. Per raggiungere tale scopo ho anzitutto presentato la dottrina sul purgatorio a partire dalle fonti bibliche, attingendo dalla Tradizione e riportando i punti chiave del Magistero sul purgatorio, elencando così i vari pronunciamenti ottenuti dai concili che hanno trattato il tema. Ho poi attinto da un’ulteriore fonte della teologia: i santi. Poiché nella teologia del purgatorio emerge la figura di santa Caterina da Genova (1447-1510) è proprio dal suo “Trattato sul purgatorio” che ho attinto, al fine di approfondire quell’esperienza interiore che vive l’anima in purgatorio, e che lei ha magistralmente saputo mettere in risalto, descrivendo la purificazione subìta dalle anime del purgatorio come un “fuoco d’amore” che elimina la ruggine del peccato permettendo loro di riflettere perfettamente la luce divina, vivendo al contempo l’esperienza di una sintesi ossimorica di gioia – dovuta all’assoluta certezza di essere salve, accettando volontariamente la purificazione – e di dolore dovuto al fatto che dopo aver conosciuto l’amore di Dio nel giudizio particolare, ora si trova temporaneamente in attesa di goderne pienamente, soffrendo per i propri peccati che riconosce come causa dell’impedimento.
Tale argomento l’ho presentato alla commissione d’esame, facendo emergere quale giovamento spirituale ne ho potuto ricavare, conducendomi a trarne una duplice conclusione: riaffermare la potenza della preghiera – in particolare dell’offerta del Sacrificio Eucaristico per liberare le anime del purgatorio – unitamente alla possibilità di cominciare già qui in terra il purgatorio. Come? Accettando di offrire fin d’ora le pene del tempo presente, sia morali che fisiche o spirituali, lasciando così che il fuoco dell’amore divino purifichi le tante scorie dell’anima.
La parte dell’esame che vedeva precedere tale discussione sulla tesi consisteva nell’esporre due temi teologici estratti tre giorni prima da un tesario, comprendente una sintesi delle materie studiate nel triennio. I due temi che avrei affrontato erano: 1) “La vocazione universale alla santità nella Chiesa secondo il Concilio vaticano II”, facendo emergere i fondamenti teologici alla chiamata universale alla santità, mettendo in luce alcuni aspetti chiave della dottrina conciliare e 2) “Il ritorno di Cristo, la risurrezione dei morti, il giudizio universale, la vita eterna nella gloria di Cristo e l’Inferno”. Sono stata molto contenta dei temi estratti, si trattava infatti di due argomenti che nel prepararli mi hanno coinvolta e appassionata, per questo sono stata molto contenta dei temi estratti e grata dei membri della commissione d’esame nominati per me, comprendente il mio relatore, insieme al presidente e un commissario.
Se i giorni precedenti mi hanno vista un poco tesa per l’avvicinarsi del giorno della laurea, quel 24 aprile, durante la discussione ero molto serena e abbandonata: felice di poter vivere anche quell’ultimo passo con e per Gesù. Prima della discussione ho voluto cominciare con una preghiera rivolta a Maria; così come a Lei – Sede della Sapienza – affidavo ogni mattina di studio, allo stesso modo volevo che la sua materna intercessione accompagnasse anche il momento della laurea, chiedendo proprio a Lei che ha saputo custodire nel suo Cuore gli insegnamenti di Gesù, di farmi da Maestra, facendo maturare in me quanto da questo percorso di studio ho ricevuto in dono.
La pace e la gratitudine che mi hanno accompagnata in quel momento sono certa che fossero dovuti alla preghiera di tante persone che mi hanno sostenuta con il loro affetto. La gioia più grande poi è stata quella di poter condividere questo giorno di festa con le persone a cui voglio più bene, a cominciare dalla Santa Messa condivisa la mattina tutti insieme, per poi condividere la stessa discussione della tesi durata circa un’ora. A dire il vero è stata proprio la presenza della mia famiglia, della comunità e degli amici a colmare il mio cuore di gioia, che sappiamo si moltiplica quando è condivisa e rende gloria a Dio quando è pregustazione di quel “centuplo” che Egli ha promesso di donarci già qui sulla terra.
Dopo la proclamazione del voto finale da parte della Commissione che ha segnato la conclusione formale degli studi di Scienze Religiose abbiamo fatto festa tutti insieme sulla bellissima terrazza dell’Università.
Rendo grazie a Dio per ogni suo dono chiedendo che la sua Sapienza “radiosa e indefettibile” sia guida verso la meta eterna, ragione che guida ogni azione qui in terra e motiva la fame di conoscere le “cose di Dio” per corrispondere sempre più al suo amore. Siano lodati Gesù e Maria!
