È nato! Siamo nell’ottava di Natale, festeggiamo la nascita di Cristo nella carne e per pochi giorni siamo tutti più buoni, inteneriti, per un istante, dal Bambinello Gesù nella culla ma sommersi e distratti da regali, uscite, visite ad amici e parenti perché, si dice, il Natale è la festa della Famiglia. Anche ma non anzitutto.
Capita spesso, infatti, negli ultimi tempi, di rendere assoluto un particolare.
Nel mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio c’è molto di più: una donna che diede la sua totale disponibilità alla volontà di Dio per lei nella totale abnegazione della sua. Alle sue parole “si faccia di me secondo la tua parola”, Dio Figlio venne nel mondo incarnandosi nel suo grembo; c’è un uomo, giusto, interamente al servizio obbediente del Padre Eterno, che accolse fra le proprie braccia l’Unigenito Figlio di Dio con amore paterno, verginale e fecondo, e vive totalmente per il Figlio del Padre; c’è Dio, che nella sua infinita misericordia si è fatto uomo e nella totale povertà mostra al mondo l’infinita gloria del Dio vivente: amore eterno, che è stato donato e che si dona per salvare l’uomo, sua immagine.
Leggiamo così infatti nell’inno cristologico: “Egli, pur essendo nella condizione di Dio (…) assume una condizione di servo, diventando simile agli uomini” (Fil 2, 6-7).
Se la Sacra Famiglia è il modello di famiglia a cui tendiamo – nell’obbedienza e nella santità – allora è giusto festeggiare il Natale come festa della Famiglia.
C’è ancor di più: il Bambino Gesù che con ardore e tenerezza osserviamo nella culla, è lo stesso Gesù che con amore possiamo adorare nell’Eucaristia.
C’è infatti un legame unico tra incarnazione e presenza eucaristica: la stessa umiltà, piccolezza e silenzio di Gesù bambino la ritroviamo anche in Gesù Eucaristia. Quel Corpo, infatti, dato in sacrificio per noi e ripresentato nei santi sacramenti è lo stesso Corpo concepito nel grembo della Vergine Maria.
Dio Figlio incarnato, nostro Signore Gesù Cristo, rivela l’amore radicale di Dio per noi che con la Passione e morte di Cristo ha voluto rialzare l’uomo e salvarlo e ci ha promesso di rimanere con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo (Mt 28,20).
Tutto questo è racchiuso nel mistero del Sacramento d’amore di Dio: l’Eucaristia. L’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29) si è incarnato per salvarci definitivamente dal peccato e rimane vivo nell’Eucaristia per nutrici con il dono del Suo amore per noi.
La nascita di Cristo nella carne insieme alla sua presenza viva nell’Eucaristia, sono misteri così grandi da superare di tanto il nostro intelletto.
Noi crediamo che il Verbo di Dio si è fatto Carne, che Gesù è risorto ed è vivo oggi perché è presente nell’Eucaristia!
Maria, la donna del Sì, primo Tabernacolo vivente, ci guida a Cristo nel Santissimo Sacramento attraverso tutta la sua vita che possiamo definire una vita eucaristica. Ella infatti è il modello della Chiesa. Attraverso il suo modo di vivere eucaristico – umile, puro, obbediente e di fiducioso abbandono – ci invita ad imitarla nel suo rapporto con il mistero eucaristico.
Sia questo un tempo propizio per donare a noi stessi un’occasione in più per stare dinanzi al Volto Eucaristico di Gesù e ascoltare l’invito di Maria che ci sprona come con i discepoli alle nozze di Cana: “fate tutto quello che vi dirà” (Gv 2,5); e ancora in questi tempi a Medjugorje: “Figlioli, la pace è in pericolo e la famiglia è attaccata. Vi invito, figlioli, ritornate alla preghiera in famiglia. Mettete la Sacra Scrittura in un posto visibile e leggetela ogni giorno. Amate Dio al di sopra di ogni cosa affinché stiate bene sulla terra” (Messaggio della Regina della Pace, 25 giugno 2024).
