Il mese di giugno – dedicato al Sacratissimo Cuore di Gesù – ci invita a soffermarci sull’amore sconfinato che Cristo nutre per ciascuno di noi. Spesso il Cuore di Gesù viene raffigurato in fiamme, così da simboleggiare l’amore ardente e misericordioso che Dio nutre per l’umanità. Non solo dall’iconografia, ma anche dagli scritti dei santi si evince “l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo” (Ef 3, 18). Tra gli scritti maggiormente incentrati sul Sacratissimo Cuore di Gesù emergono quelli della “discepola del Sacro Cuore”: la mistica francese Margherita Maria Alacoque ove leggiamo della sua esperienza mistica: «Una volta, davanti al santo Sacramento, con un po’ di tempo a disposizione, perché le mie incombenze me ne lasciavano assai poco, mi ritrovai tutta investita da questa presenza divina, così forte che mi dimenticai di me stessa e del luogo dov’ero. Allora mi abbandonai a questo divino Spirito, consegnando il mio cuore alla forza del suo amore. Lui mi fece riposare a lungo sul suo petto divino e lì mi fece scoprire le meraviglie del suo amore e i segreti inesplicabili del suo sacro Cuore, che mi aveva sempre tenuto nascosti».

Adagiata al petto del Redentore, Santa Margherita Maria Alacoque si sentì rivolgere queste parole: «Il mio Cuore Divino è così appassionatamente innamorato degli uomini che non riesce più a contenere in sé le fiamme della sua ardente carità. Deve effonderle attraverso di te, e manifestarsi per arricchirli con i suoi preziosi tesori, che contengono tutte le grazie di cui hanno bisogno per essere salvati dalla perdizione».

La devozione al Sacratissimo Cuore di Gesù trova altresì il suo fondamento biblico in due momenti chiave del quarto Vangelo: quivi leggiamo che “il discepolo che Gesù amava” – San Giovanni evangelista –, durante l’Ultima Cena, prima che il Maestro venisse tradito, appoggiò il capo sul Cuore di Gesù (cfr. Gv 13, 23-25) intrattenendosi in un’intima e silenziosa conversazione d’amore, dialogo che è culmine dell’unione mistica con Dio, raggiungendo il cosiddetto “amore unitivo” capace di trasformare l’orazione silente in un vivo colloquio cuore a Cuore con Dio.

L’invito a riposare “in Sinu Jesu” è rivolto a ciascuno di noi. Ben si espresse a riguardo San Francesco di Sales, che scrisse: «O Dio, che felicità stare così tra le braccia e sul petto [del Salvatore]. […] Rimanete così, Figlia cara, e come un altro piccolo san Giovanni, mentre gli altri mangiano vari cibi alla tavola del Salvatore, voi riposate e inclinate, con semplicissima fiducia, la vostra testa, la vostra anima, il vostro spirito sul petto amorevole del caro Signore».

Il secondo momento riportato  da cui trae origine la devozione al Sacratissimo Cuore è riportato al capitolo 19 del Vangelo di Giovanni, quando l’evangelista contempla sul Golgota il Costato del Salvatore trafitto dalla lancia di Longino. Dal suo Sacratissimo Cuore uscirono sangue e acqua (cfr. Gv 19, 34) da cui scaturì il “mirabile sacramento di tutta la Chiesa” (Sacrosanctum Concilium, 5).

Nel mese di giugno, quindi, la Chiesa ci esorta a onorare in modo particolare il Sacro Cuore di Gesù. Il venerdì successivo alla solennità del Corpus Domini ricorre la festa del Sacratissimo Cuore di Gesù: lo stesso Cuore Eucaristico che adoriamo palpitante nel Divino Sacramento.

Molti miracoli eucaristici ne attestano la corrispondenza; la Santissima Ostia talvolta si presenta anche ai sensi umani per ciò che sostanzialmente è, manifestandosi come tessuto umano che i medici incaricati all’attestazione dei miracoli identificano come “miocardio”: il tessuto muscolare responsabile del battito cardiaco. Ciò significa che quel Cuore squarciato dalla lancia non ha cessato un istante di amare gli uomini, ma continua oggi a vivere sui nostri altari, facendosi vittima d’amore e attuando incruentemente il Suo santo sacrificio.

È Cristo stesso che espresse il desiderio che il suo Sacratissimo Cuore venisse celebrato in un giorno particolare dell’anno. Le apparizioni di Gesù avvenute nel monastero di Paray-le-Monial alla già citata mistica francese Margherita Maria Alacoque a partire dal 1673, sono il fondamento dell’istituzione della solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, resa poi obbligatoria per la Chiesa Cattolica sotto il pontificato di Pio IX a partire dal mese di giugno del 1856. Così si rivolse Gesù alla santa: «Ti domando che il primo venerdì dopo l’ottava del Santissimo Sacramento sia dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore, facendo ad esso riparazione d’onore mediante onorevole ammenda, comunicandosi in quel giorno per riparare le indegnità che esso ha ricevuto mentre veniva esposto sugli altari; e ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per diffondere con abbondanza gli influssi del suo divino amore su quanti gli renderanno questo onore».

Da qui la devozione dei “nove primi venerdì del mese”, accompagnati da una grande promessa: «Io ti prometto, nell’eccesso della misericordia del mio cuore, che il mio amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno il primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi la grazia della penitenza finale (cioè la salvezza eterna). Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i sacramenti, e il mio cuore sarà loro asilo sicuro in quell’ora estrema».

Fulcro della devozione al Sacratissimo Cuore di Gesù è quindi l’amore infinito che Cristo nutre per noi, dinanzi al quale siamo invitati a rispondere con spirito di amore e riparazione. In questo mese dedicato al Sacro Cuore lasciamoci attrarre dall’amore divino sprigionato nel Sacramento dell’altare, chiedendo a Dio la grazia di muoverci a una conversione sincera, rendendo il nostro cuore sempre più simile al Suo.

San Francesco Marto, uno dei tre pastorelli di Fatima, ci ispiri il santo proposito di voler consolare anche noi – come lui nella sua breve vita seppe fare – il Cuore di Gesù rattristato per i peccati dell’umanità, attraverso la preghiera, l’offerta delle sofferenze e in particolare l’adorazione silenziosa di “Gesù nascosto” nella Santa Eucaristia, dove è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua (cfr. CCC 1324).

Atto di Consacrazione al Sacro Cuore
Il tuo Cuore, o Gesù, è asilo di pace, il soave rifugio nelle prove della vita, il pegno sicuro della mia salvezza. A Te mi consacro interamente, senza riserve, per sempre. Prendi possesso, o Gesù, del mio cuore, della mia mente, del mio corpo, dell’anima mia, di tutto me stesso. I miei sensi, le mie facoltà, i miei pensieri ed affetti sono tuoi. Tutto ti dono e ti offro; tutto appartiene a te. Signore, voglio amarti sempre più, voglio vivere e morire di amore. Fa o Gesù, che ogni mia azione, ogni mia parola, ogni palpito del mio cuore siano una protesta di amore; che l’ultimo respiro sia un atto di ardentissimo e purissimo amore per te.