Il nostro salvatore nell’ultima cena, la notte in cui veniva tradito istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione (1324 CCC).
Gesù ha scelto il tempo della Pasqua per compiere ciò che aveva annunziato: dare ai suoi discepoli il suo Corpo e il suo Sangue, comandando a questi di perpetuare i suoi gesti “finché egli venga”. Non chiede semplicemente di ricordarsi di Lui e di ciò che Egli ha fatto, bensì, di ripetere un memoriale: la sua vita, la sua passione e morte, la sua risurrezione e la sua incessante intercessione presso il Padre in nostro favore (1341 CCC). Un memoriale, infatti, non è soltanto il ricordo degli avvenimenti passati ma la proclamazione delle meraviglie che Dio ha compiuto per gli uomini. È memoria viva, è far ricadere ciò che è successo. Nella celebrazione liturgica, infatti, essi diventano in un certo modo presenti e attuali (1363 CCC).
La sorgente della liturgia eucaristica è il medesimo della nostra fede: il dono che Cristo ha fatto di sé stesso nel Mistero Pasquale. Non c’è nulla di più splendido dell’Incontro con il Figlio di Dio incarnato nel Sacrificio eucaristico perché l’eucaristia è l’espressione più alta e piena dell’amore di Dio per noi. L’incontro con ciò che è veramente Bello e Vero attrae l’uomo – in quanto fatto per questo – e lo eleva liberandolo dalla schiavitù che lo lusinga e trattiene dal rispondere fedelmente alla propria vocazione all’amore puro, pieno, autentico e disinteressato. Tale Incontro tra Gesù Eucaristia e l’uomo libera quest’ultimo da tutto ciò che deturpa la sua immagine e la sua bellezza di vero figlio di Dio. Incontrare infatti il Signore Gesù nell’eucaristia è incontrare la bellezza e il fulgore delle origini.
Ma come ogni vero incontro comporta un cambiamento e una trasformazione nella persona, la domanda che si pone è come lasciarsi trasformare in Colui che si assume per recuperare la bellezza delle origini? Non è forse vero che Cristo rivela l’uomo all’uomo? (GS 22).
La santa comunione rappresenta il momento più intimamente profondo di incontro con il nostro Signore Gesù sulla terra. La partecipazione al Sacrificio eucaristico è l’unione con Cristo nell’offerta della Sua vita per amore di Dio e del prossimo. È pertanto condizione necessaria impegnarsi a corrispondere personalmente al mistero che viene celebrato mediante l’offerta a Dio della propria vita in unità al Sacrifico di Cristo per la salvezza del mondo. In assenza di ciò la santa messa diventerebbe un vuoto susseguirsi di parole e gesti che non troverebbero relazione alcuna con la vita quotidiana dei fedeli. Ma Dio non è distante o distaccato dalle realtà terrene dell’uomo. Al contrario, nel sacrificio eucaristico noi offriamo e uniamo pienamente con Cristo i nostri cuori, le nostre vite, specialmente le nostre prove e le nostre sofferenze, e i nostri corpi “come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” (Rm 12,1). La santa eucaristia ci dà infatti la forza di vivere una vita totalmente a somiglianza di Cristo perché a Lui offriamo tutto ciò che siamo, possiamo e abbiamo, in risposta alla nostra chiamata alla santificazione e, cioè, alla trasformazione di ogni attività umana e del mondo.
In definitiva, quindi, partecipare al banchetto eucaristico è prendere parte alle indescrivibili ricchezze della vita eterna con Cristo. Ci si trasforma in Colui che si assume perché Cristo – e non noi – ci assimila a Lui e ci cristifica fino a quando saremo completamente in Dio nella vita senza tramonto.
Consapevoli di un così grande dono, chiediamo alla Beata Vergine Maria, donna dell’eucaristia, di condurci sempre al suo Figlio Gesù nel santo sacrificio della Messa, nell’incontro con la presenza reale di Cristo nella Santa eucaristia, in costante obbedienza al suo materno consiglio: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5), ossia, “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me (Gv 6, 54-57).
